Circolare 6/2014

Nuovo regime dei minimi.
10/11/2014

Geroli: “nuove regole penalizzano i giovani calzolai artigiani. A pari condizioni anche 300% in più di imposta sostitutiva”.

Mestre 7 novembre 2014 – “Il governo accelera sulla riforma dei regimi contabili riservati ai contribuenti di minori dimensioni, ma lo fa penalizzando, in particolare, i giovani artigiani”.

La denuncia arriva da Paride Geroli, Presidente di Calzolai 2.0 che spiega: “un giovane calzolaio che nel 2014 ha iniziato la propria attività e realizzato 18.000 euro di ricavi e sostenuto 5.000 euro di costi, con il vecchio sistema dei minimi viene a pagare un imposta sostitutiva del 5% pari a 650 euro ( senza considerare la deduzione dei contributi previdenziali e i saldi e acconti).

Dal 1 gennaio 2015 invece, con il nuovo regime, lo stesso pagherà ben 1.800 euro di imposta sostitutiva.

Il 300% in più! A questo punto diventa più conveniente il regime di tassazione ordinario, che prevede anche la possibilità di beneficiare di detrazioni quali interessi su mutui, spese per la ristrutturazione ecc.

Con molta probabilità, il nostro giovane calzolaio, si ritroverebbe a pagare un IRPEF più bassa (pur avendo l'onere di applicare gli studi di settore)”.

“Ammesso, quindi, che un artigiano rientri nei limiti di ricavi previsti per l'accesso al regime, ridotti da 30.000 a 20.000 euro, che convenienza avrebbe nell'applicarlo”? Si chiede Geroli. Ma cosa è cambiato per peggiorare così le cose per gli artigiani? Il ddl della legge di stabilità prevede che da 1 gennaio 2015, le persone fisiche con ricavi/compensi inferiori a determinati limiti determineranno il proprio reddito in base all'applicazione di un coefficiente sui propri ricavi o compensi. Non potrà pertanto essere dedotto alcun costo o spesa.

Per le attività artigiane in genere, in base ai codici ateco catalogati dal Governo, il nuovo limite varia dai 15.000 ai 20.000 euro.
Una bella riduzione rispetto ai 30.000 previsti dall'attuale regime. Quanti artigiani quindi vi potranno rientrare? Oltretutto, l'aliquota dell'imposta sostitutiva prevista, passa dal 5 5% da applicare su una percentuale del reddito forfettizzato, che per le attività artigiane varierà da un 67% ad un 86% dei ricavi realizzati.

“Un sistema che di fatto –lamenta Geroli- escluderà la gran parte dei ragazzi che vorranno aprire una esperienza artigiana. Ed a poco varrà che siano confermate le semplificazioni previste oggi: durata illimitata se si rientra nei limiti, niente irap, nessun addebito IVA, nessuna ritenuta alla fonte subita, esclusione da studi di settore, esonero dalla tenuta delle scritture contabili, possibilità di dedurre i contributi previdenziali obbligatori e abbattimento di un terzo del reddito imponibile.
Come poco incidono le novità che rendono possibile sostenere spese per l'impiego di lavoratori non superiori a 5.000 euro lordi annui ed il costo complessivo dei beni strumentali al 31/12 non superiori ai 20.000 euro oltre al versamento dei contributi previdenziali solo sul reddito effettivo. “Unica consolazione –conclude il Presidente- è che chi attualmente è nel regime dei minimi e rientrerà nei limiti del nuovo regime forfetario, potrà decidere di continuare il regime che attualmente utilizza fino a scadenza naturale dello stesso.

Paradossalmente chi ha intenzione di avviare una attività a breve farebbe bene ad accelerare i tempi ed aprire la partita IVA entro il 2014. Solo così potrà godere del vecchio regime dei minimi per 5 anni”.

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